Articolo d'archivio 2012— Torna all'archivio 2012

Favilla - Il destino di un wizard

Jacktimothy02 mag 20129 min lettura
Mettetevi comodi mentre vi introduciamo al racconto dell'ultima eroina presentata, la maga Li-Ming. Testarda ma piena di risorse, tenterà di convincere i propri maestri dei pericoli che stanno per incombere su Sanctuary. Non resta che augurarvi una buona lettura! Voci da Caldeum descrivono gli eventi riguardanti un'avventata apprendista delle arti stregonesche, un'allieva promettente, perfino brillante, ma la cui ambizione incontrollata causò violenza e disordine nelle scuole di quell'augusta città. La ragazza aveva come maestri alcuni tra i migliori incantatori del mondo, ma, invece di sottomettersi alla loro guida, decise di sfoggiare uno spirito ribelle, violando ripetutamente i loro divieti in cerca di una conoscenza per la quale, secondo quanto affermato dagli insegnanti, non era ancora pronta.

wizard

Questo comportamento le era costato punizioni e reprimende, ma nulla sembrava in grado di distoglierla dal suo intento. Ella entrò infine senza autorizzazione nelle sacre navate degli Antichi Ripostigli; qui fu sorpresa dall'arcimago vizjerei Valthek, che le chiese conto delle sue azioni. La discussione che ne seguì si fece presto violenta e il risultato furono gravi danni all'edificio, la distruzione di molti artefatti insostituibili e l'umiliazione di un rispettato incantatore. La studentessa ribelle, dopo essersi definita una maga, si diede quindi alla macchia. Le azioni di un singolo spirito possono avere gravi conseguenze, a prescindere dalle intenzioni. Come accade naturalmente con voci di questo tipo, a ogni narrazione successiva gli eventi sono diventati sempre più incredibili e fantastici. Fonti del Santuario degli Yshari a Caldeum parlano di un movimento sotterraneo, una banda di giovani allievi che ha tratto ispirazione da questi racconti. I dissidenti hanno adottato l'epiteto di "mago" come simbolo d'onore. Si incontrano segretamente e non hanno né un capo né una struttura formale: sono solo un gruppo di giovani ribelli attratti dalla prospettiva di conquistare conoscenza e potere. I praticanti più anziani della stregoneria e delle arti arcane in tutta Caldeum sono profondamente preoccupati da questa marea crescente. Ritengono che i poteri della divinazione e dell'evocazione dovrebbero essere controllati solo da chi ha dimostrato di possedere la necessaria disciplina e la rigorosa dedizione al miglioramento della razza umana. Gli studiosi hanno perfezionato per secoli i metodi con cui tali discipline devono essere apprese, metodi che richiedono non solo intelligenza ma anche pazienza e sopportazione. Gli anziani temono che i maghi intendano farsi gioco di queste importanti lezioni, correre quando dovrebbero camminare. Temono che intelletto e ambizione alimentati da potere arcano siano una pericolosa combinazione che potrebbe mettere in pericolo tutto Sanctuarium. Gli astrologi hanno di recente inviato notizie preoccupanti agli studiosi di Caldeum: un segno portatore di terribili presagi ha solcato il cielo notturno, e tutti gli occhi sono ora volti verso le quiete terre di Khanduras. Le promesse di conoscenza, mistero e tesori potrebbero dimostrarsi troppo forti perché questi giovani ambiziosi riescano a resistervi.  

Favilla

di Michael Chu

wizard_female02                                        
Debbo chiedervi di avere pazienza, perché vi è molto da raccontare sulla maga, e io sono l'unico a conoscere tutti i particolari della vicenda. Questo è il mio fardello, così come le conseguenze che ne derivano. Il finale della storia non è un grande mistero. È scritto nelle colonne spezzate e nelle mura crollate che ci circondano, è sussurrato nelle dicerie che riempiono ogni bocca. Ma quando l'argomento è la magia, nulla è semplice come sembra: potete essere certi che ciò che forse avete visto o udito è solo una parte dell'intera storia. Mentre giacevo a letto convalescente, rassicurato dai guaritori che sarei sopravvissuto, non potevo fare altro che ripercorrere i ricordi di ciò che era avvenuto nei giorni precedenti, prima che svanissero nel mare della memoria, cercando in essi indizi che avrebbero potuto prevenire la grande catastrofe. La conoscevo meglio di chiunque altro, meglio di quanto conoscesse se stessa, sebbene non lo avrebbe mai ammesso. Potrebbe essere l'arcanista più potente dei nostri tempi. Il suo cuore è puro, ed ella desidera solo fare del bene, ma è dominata dall'imprudenza e dalla convinzione di essere invincibile, come molte menti giovani e brillanti. Non c'è regola al mondo che non infrangerebbe, e non comprende il significato di espressioni come non si può e non si deve. È sempre stata così, fin dalla prima volta che ci incontrammo, tanti anni fa. Un giorno molto simile a questo.   Isendra l'incantatrice irruppe nei miei appartamenti privati, spingendo una ragazzina davanti a lei. Le due differivano come il ghiaccio dal fuoco. Le preziose vesti verdi di Isendra e i gioielli d'oro che portava le donavano un'aria regale, mentre la ragazzina ricordava un uccellino. Voltava la testa a scatti in ogni direzione, e gli occhi saettavano da un punto all'altro della stanza, affascinati da ciò che vedevano: i libri sugli scaffali, le file di bottiglie piene di strani liquidi e polveri, e gli arcani oggetti magici il cui uso era sconosciuto perfino a me. La ragazzina era vestita di cenci, sudici di sporcizia e sudore. Chiunque avrebbe potuto scambiarla per uno dei tanti bambini che chiedevano la carità ai ricchi mercanti nel bazar di Caldeum. I capelli, lunghi e neri, erano una massa arruffata e ingarbugliata, secca e fragile, incrostati di fango e polvere come il resto del suo corpo. Aveva la pelle abbronzata dal sole, ma le labbra erano screpolate e spellate. "Dunque, è questa la ragazza?" chiesi a Isendra, fissando la figuretta scarmigliata. Isendra la scrutò con occhi dubbiosi. "L'ho trovata in cortile mentre duellava con Mattiz, Allern e Taliya." La voce dell'incantatrice grondava disapprovazione. "Hanno accettato la sfida con gioia." "Non mi sembra che l'esperienza l'abbia turbata," dissi. "Gli altri?" "Stiamo medicando Mattiz e Allern. Taliya è stata ferita solo nell'orgoglio." La ragazza si aprì in un grande sogghigno nel sentire il racconto. "Forse è meglio così," dissi. "Quei tre avevano bisogno di una lezione di umiltà. A loro penserò dopo." "Ma ora devi pensare a me, vecchio," disse la ragazzina. La sua voce era chiara, imperiosa, sostenuta dalla sicurezza della gioventù. "Sembra che sappia parlare," dissi a Isendra con un sorriso. "Fin troppo," rispose secca Isendra. "Il problema è farla smettere." "E tu chi sei?" domandò la ragazzina. "Perché mi hai fatta portare qui?" "Sono Valthek, gran consigliere dei Vizjerei e sommo arcanista del Santuario degli Yshari." Per un lungo momento la ragazza mi studiò in silenzio. "Tu?" chiese infine. Scoppiai a ridere. "Dimmi, ragazzina, e tu invece chi saresti? E perché sei venuta? Spero che sia per una ragione più importante che spedire i miei apprendisti dai guaritori." "Mi chiamo Li-Ming. E non sono una ragazzina. Sono una maga." "Parole grosse," dissi. Non fu facile nascondere la mia ilarità quando la ragazzina si definì una maga, un titolo riservato ai più grandi e famosi arcanisti della storia; un titolo che incuteva paura nella gente comune e che perfino gli adepti delle arti arcane pronunciavano con timore. "Non sono solo parole," disse Li-Ming minacciosa. Alzai una mano per calmarla. "Dunque dimostramelo." Avevo appena finito di parlare, quando una violenta raffica di vento colpì la mia scrivania, facendo volare via pergamene, libri, boccette d'inchiostro e altre cianfrusaglie che caddero sul pavimento in una pila confusa. La mia espressione non mutò, e la ragazzina l'interpretò come un invito a fare di più. Li-Ming spalancò le braccia, e dai palmi delle mani rivolti verso l'alto scaturirono colonne di fiamme che si innalzarono esplodendo verso il soffitto; l'aria arroventata le scompigliò violentemente i capelli, e nei suoi occhi bruni si riflettevano le fiamme. Mi strinsi nelle spalle. "Un trucco da baraccone." Li-Ming serrò la mascella, frustrata. Chiuse le mani e le fiamme scomparvero, malgrado l'aria arroventata continuasse a tremolare nella stanza. Con un altro movimento del braccio fece apparire nastri di energia rossa e arancione che guizzavano e si contorcevano come serpenti al centro della mia scrivania. Fece ondeggiare nuovamente il braccio, e file di libri uscirono dagli scaffali e oscillarono nell'aria. Li fece fluttuare finché non formarono una linea che attraversava la stanza, e quindi ruotare intorno a sé come in un vortice. Infine si posarono a terra, uno a uno, e andarono a comporre un trono sul quale la fanciulla si sedette, proprio di fronte a me. Li-Ming alzò un sopracciglio, e io risposi con un applauso lento e misurato. "È questo il meglio che riesci a fare?" domandai. Feci un gesto annoiato con la mano, e le fiamme sulla scrivania si spensero; i libri su cui era seduta crollarono in una pila informe. Li-Ming saltò in piedi un attimo prima di trovarsi con il sedere per terra. "La gente temeva gli arcanisti con il titolo di mago. Più e più volte i maghi portarono il mondo a un passo dalla distruzione; arcanisti di tale indomabile potere che la terra stessa tremava alle loro macchinazioni. Entrarono in contatto con i demoni degli Inferi Fiammeggianti e suggellarono con loro patti che avrebbero portato la rovina su tutti noi. Divennero immortali e fecero a pezzi i fondamenti stessi del creato. Tu hai gettato in aria le cose di un vecchio e gli hai incendiato la scrivania." "Posso fare di più," disse in tono difensivo. "Un giorno diventerò il più grande mago che sia mai esistito." "Per quella che è la mia esperienza, una persona può attendere 'un giorno' per molto tempo, e ugualmente restare delusa quando quel giorno arriva." "Hai saputo del miracolo della valle del fiume Heron?" domandò. "Mi sono giunte delle voci. Qualcosa a proposito della siccità e di una ragazzina che ha cercato di risolvere il problema," dissi distrattamente. "Se non ricordo male dicevano che era una maga." "Sono io quella maga," disse Li-Ming orgogliosa. "Erano passati mesi dall'ultima volta che aveva piovuto, e il fiume Heron era men che un ruscello, e i campi erano diventati secchi e sterili. La gente della valle pensava che non ci fosse nulla da fare, se non aspettare che gli dei ci salvassero. Ma io sapevo che potevo fare ciò che gli dei non volevano fare." "Potresti scoprire un giorno che non è molto prudente andare alla leggera contro il volere degli dei," dissi. Ignorò la mia interruzione. "Cercai l'acqua ovunque. L'estrassi da pozze celate in profondità sotto al terreno e raccolsi l'ultimo filo d'acqua che scorreva lungo il fango disseccato del fiume. La raccolsi tutta e la gettai nel vento, cercando di evocare una tempesta. All'inizio non accadde nulla, e la gente mi considerò una sciocca ragazzina che agitava le braccia a caso pregando perché piovesse. Ma io sapevo. Trascorsero ore, e il cielo limpido si oscurò. Impalpabili nuvole grigie a